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Casnigo, sabato 5 gennaio 2002.
Nel Santuario della SS. Trinità è custodito un antico presepe di terracotta policroma che rappresenta l'adorazione dei Re Magi.

La tradizione vuole che, a Casnigo, siano proprio i Re magi, scendendo dalla Trinità, a portare i doni ai bambini.

Ogni anno la tradizione viene rappresentata dall'Oratorio di Casnigo. 

   

    

LA LEGGENDA DELLA  “REMAGIA NIGRA”

Un Natale con tanta neve che ricopriva i monti e la pianura di Casnigo. Il pallido sole che sorgeva dietro Monte Croce, non riusciva a sgelare i ghirigori ed i ricami del ghiaccio sulle piante e sulle siepi. Fra tutto quel biancore la bella chiesetta della SS. Trinità, col l’allegro scampanio, chiamava a raccolta i fedeli che accorrevano a visitare l’antichissimo Presepio. Molti valligiani, dovevano fare tanta strada. Uno dei Magi, il buon Baldassarre, etiope, attirava l’attenzione ed anzi la fantasia popolare aveva intessuto su di lui, una strana leggenda, che i vecchi avevano tramandato di padre in figlio. Baldassarre aveva una robusta corporatura, ma le fattezze gentili come una  fanciulla: da qui, forse, l’antica consuetudine di chiamarlo “Remagia Nigra”.

Se una ragazza sfortunata in amore avesse potuto impossessarsi della statua e tenerla nella propria casa, avrebbe senza dubbio, trovato il desiderato sposo. La storia non dice se questo caso si fosse mai presentato. Ad ogni modo tutti credevano a questa strana leggenda. Mirta, Marta e Morta, visto che gli anni passavano e non avevano “ragazzi” come le loro amiche, pensarono di trafugare la statua. Era un’impresa folle, quasi un sacrilegio, ma ormai erano fissate. La vigilia di Natale, dopo le funzioni, si fermarono in chiesa: guardinghe silenziose riuscirono a prendere la statua ed a nasconderla dentro un grande scialle di lana. A casa la nascosero in un ripostiglio: accesero davanti dei ceri, misero dei fiori, e si misero a pregare…. e a sognare. I giorni seguenti, al ritorno dal lavoro le ragazze si scambiarono le loro confidenze, che erano tali da far pensare che veramente la “Remagia Nigra” le volesse aiutare. Eccitate, rosse in volto, parlavano tutte insieme, gesticolavano:

- Ma sapete? - dice Mirta - ritornando dal lavatoio, un giovane mi ha fermato, ha voluto aiutarmi a portare il cesto e mi vuole rivedere.

- Io pure ho fatto un incontro! deve essere un forestiero, non l’ho mai visto - continuò Marta.

- Mi ha sorriso uscendo di chiesa e mi ha guardato fissa.

- E’ la Remagia Nigra che ci ha portato fortuna. Io, da due sere m’incontro con un giovane distinto, educato. Mi ha accompagnato fin qui. Evviva la Remagia Nigra.

Ma la notizia del trafugamento della statua si era diffusa in paese e nelle valli. Il Parroco ne aveva parlato in chiesa ed aveva gridato allo scandalo.Il  Sindaco aveva promesso un premio a chi avesse riportato la statua. Tutto il paese era in subbuglio e la gente rideva di quelle ragazze che non avendo trovato ancora il proprio ragazzo, si erano rivolte al buon Baldassarre. Ma nessuno ancora sapeva chi erano. Le tre amiche, intanto incominciavano a spaventarsi delle conseguenze del loro atto. Ma si avvicinava il giorno dell’Epifania: il Presepio doveva essere completato dei suoi personaggi e le ragazze decisero di restituire la statua. Ma come fare? ... Nel frattempo la loro amicizia con i giovani stava diventando qualcosa di più dolce. Pensarono di invitarli a casa e di farsi aiutare da loro. Avevano preparato un  rinfresco ed i giovani portarono del buon vino. Raccontarono la storia ai giovani che promisero di aiutarle. Infatti furono loro a riportare la statua nella chiesa della SS.Trinità e lo fecero in modo tale che nessuno se ne accorse. Al mattino tutto il paese era in chiesa davanti al Presepe. Mirta, Marta e Morta si sposarono e, come nelle favole, vissero a lungo felici e contente. La Remagia Nigra aveva aggiunto un altro episodio alla leggenda.     

(da "Tradizioni e Folklore nella Bergamasca" di Luigi Nodari)

 

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