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1° -  Una vecchia storia


  

Una vecchia storia

Autore: Bonandrini Giovan Maria

Gennaio 2002

 E’ una vecchia storia antica quanto il mondo, di liti in famiglia e di forti contrasti tra i componenti, dove ognuno voleva avere la supremazia sugli altri e vigeva, possiamo ben dirlo, “l’armonia di contrasti”. Caratteri forti insomma.

Fortuna che c’era un padre, il Tempo, gran vecchio benevolo e austero, un vegliardo il cui volere, sin dal tempo dei tempi, nessuno dei litigiosi figlioli poteva avere non dico l’ordine, ma quantomeno la più piccola pretesa di mettere in dubbio, ed al cui cospetto chiunque diveniva piccino. Egli amministrava la giustizia con saggia equità.

Di aspetto imponente, pur nell’avanzata ma indefinibile età, con barba e capelli canuti e fluenti, il viso solcato da rughe profonde come un campo arato di fresco ed illuminato di eterna saggezza.

Ebbene il fattaccio. Quella volta il putiferio era stato grande. S’era dato il caso che quell’anno, forse per un breve pisolino del generale Inverno, il maggiore dei figli, l’impertinente e impaziente Primavera, sua sorella minore, ne aveva approfittato per mandare, di già a metà febbraio, splendide giornate di splendido sole primaverile come soltanto lei sa fare, cosicché la candida neve ancora sui prati e nei boschi si squagliò tutta. I torrenti si ingrossarono di primaverili acque, le primule presero ad occhieggiare qua e là nei boschi e nelle siepi, il gelo notturno tramutato in piacevole tepore, il porcospino si svegliò dall’invernale letargo e così pure le timide lucertolone. Insomma, per farla breve, un gran sconquasso per il fratello Inverno che con la sua giornata di gelo e nebbia aveva tanto faticato per fare ghiaccio, neve e quant’altro ancora e vedeva tutto il suo lavoro andato alla bischera. Apriti cielo! Il guasto era stato tremendo, ma non tutto era perduto.

Pisolini o no che fosse stato, Inverno non ci mise tanto a convocare il Consiglio delle Stagioni, oppure se si vuole il Consiglio di Famiglia, con l’altro fratello Autunno e la sorella Estate; alta, bionda, di superba e solare bellezza, con la corona di spighe posata sul capo dai capelli lunghi e dorati, fluenti a cascata sulle spalle e giù sino alla vita.

Così ritornarono a vibrare antichi dissapori per stagioni troppo presto troncate, (anche Inverno aveva le sue colpe in questo) e vecchi rancori mai sopiti del tutto tornarono a lievitare nel consesso di famiglia.

Il trambusto fu tale che in fine fu invocato l’intervento del grande padre Tempo, figura che abbiamo già conosciuto all’inizio di questa singolare storia.

La piccola e impertinente Primavera allora saltò su protestando e puntando l’indice accusatorio contro il fratello Inverno, “che non era colpa sua se quegli s’appisolavano strada facendo”, ecc, ecc.

A questo punto il grande Vecchio si levò in tutta la sua figura maestosa ed imponente mentre gli occhi, per un attimo incupiti, si posarono con loro grande forza, sulla figliola dispettosa e divennero due tizzoni ardenti, talchè parve per un attimo che un dardo, un dardo di fuoco avesse a staccarsi da tali iraconde pupille.

Ma questo succedeva assai raramente, si, era infatti accaduto soltanto un paio di volte in due o tremila anni, data l’indole bonaria e pacifica del vegliardo. Indi, vistone l’aspetto subito intimidito e remissivo della sua figliola, si raddolcirono indulgenti in benevola espressione paterna.

Egli doveva si amministrare una giustizia equa, ma senza lasciare originare pericolosi risentimenti per la comune armonia. Quindi, assumendo il suo aspetto più grave sentenziò:

“Figlio, ma, sappi attendere, verrà anche il tuo tempo. Cattiva consigliera è la fretta e porta frutti bacati. Felice colui che non la conosce”.

Si soffermo un attimo e poi esclamò con tutta la solennità che la circostanza richiedeva:

“A lunga attesa lieto fin! Torni dunque l’Inverno”. Nessuno riuscì a capire, né allora né mai, cos’egli intendesse dire con tali enigmatiche parole. Ma tant’è, è destino, e conviene rassegnarsi, che le azioni e le parole dei grandi, riescano talvolta incomprensibili, indecriptabili, ai più, ai piccoli. L’assemblea fu sciolta e tutti tornarono al loro posto. Dalla terrena folla per qualche tempo si levarono vibranti là, poi tutto rientrò nella norma.

Così vanno le cose da quelle parti là, che piaccia o no.         

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